venerdì 23 ottobre 2009

Arte che schiavizza o arte di vita?

Oggi l’arte è diventata un rifugio, un campo in cui è consentito dare realtà al mondo della fantasia, dell’immagine, dell’irrazionale: in quanto arte, tutto è permesso, anche l’apparente assurdo. Mediante l’arte, l’uomo esprime qualcosa che lo necessita da dentro, anche se poi non lo comprende. In questo campo, la ragione non trova spazio e l’artista indica la verità rimanendone inconscio. Oggi l’arte è quasi sempre esposizione schizofrenica di un malessere, denuncia di un limite; relegandola come campo dell’assurdo, dell’impossibile, dell’inspiegabile, esaltandola come alto valore sociale, non si fa altro che accettare e confermare il limite, anzi, goderne segretamente. Anche il film, come opera d’arte, indica che l’uomo è affidato ad un “perché” inspiegabile.

L’artista, libero da vincoli razionali, esprime questa schizofrenia latente e dà forma ai simboli di una codificazione attraverso segni in negativo che preorientano la coscienza egoica. L’artista – espressione di sensibilità punta nel sociale – rivela questa decadenza dell’umano e la presenza del male nelle sue effettualità.

Anche il cinema è esposizione schizofrenica della vita e, una volta compreso, indica l’errore, il complesso base dell’inconscio umano. L’arte diviene sublimazione esaltata nel e, come tale, esprime ed esalta una filosofia di vita per la morte, facilmente rintracciabile in molti film di successo. È una filosofia che conduce l’accelerazione della fine e che poi la propone come unica possibilità, anzi la più ambita, che si veste di sublime, di alto, di eroico, di spirituale. Sembra che l’uomo ami il segno che lo segna e lo schiavizza a prezzo della sua individualità.

approfondimenti su www.ontopsicologia.org

domenica 21 giugno 2009

La cinelogia

Analisi logico comportamentale attraverso proiezione filmica. Analisi delle dinamiche emotive attivate dall'impressione o contatto di immagini in scorrimento nello spettatore.
Nella scuola ontopsicologica la cinelogia è basata sulla reazione dei processi emotivi dello spettatore, azionati dal contatto con le immagini episodiche proiettate sullo schermo, per cui il film analizzato non è il contenuto previsto dalla regia o dalla storia di copione, ma a) il vissuto dello spettatore o b) l'intenzionalità inconscia individuale o c) sociale espressa dal regista e dal
soggettista.

Metodologia
Lo svolgimento della cinelogia è il seguente.
1) Introduzione alla cinelogia e alla tematica del film (da parte del conduttore), e proiezione del film.
2) Dopo un quarto d'ora di intervallo dalla fine, il conduttore prende la parola, invitando chiunque dei presenti ad esporre in modo immediato quei passaggi del film dove si è più emozionato.
3) Ascoltati tutti i volontari - dai quali si evidenzia un secondo film per molti aspetti difforme da quello proiettato - inizia la terza fase, che è la più importante. Essa appartiene completamente al conduttore, il quale, dopo l'analisi, effettua una rimessa a punto e dà una direttiva, assumendo come criterio non l'immagine, le teorie, l'idea, la filosofia, la politica, ma soltanto il reale della vita.

Per approfondimenti: ontopsicologia

giovedì 14 maggio 2009

etimologia di cinelogia

Cinelogia

“Cine” (dal gr. “κίνησις”) significa: cinema, azione, immagine in movimento; “logia” (dal gr. “λόγος”) è la scienza, la conoscenza, il discorso, il modo di analisi.

In sostanza, la cinelogia è l’uso di quella logica che consente di discriminare la positività o negatività di un film, in rapporto alla coscienza, all’essere umano nel suo contesto sociale di oggi. Quindi se lo motiva ad un più essere o invece lo demotiva o lo limita a regressioni di quelle infinite specie che tutti constatiamo nel mondo.

Cinelogia significa allora individuare qual è la logica dell’immagine filmica, logica chiaramente prevista dall’angolo dell’uomo, il cui criterio fondante è l’In Sé ontico. In questo senso, cinelogia sarebbe il principio base che poi viene applicato in tutto ciò che è l’arte, il successo, la comunicazione, l’informazione propria, specifica di tutto ciò che è immagine in movimento (teatro, cinema, pubblicità, etc.).

giovedì 16 aprile 2009

IX CONGRESSO INTERNAZIONALE DI ONTOPSICOLOGIA

“Chi sono io tra l’immagine che ho fuori e l’immagine che mi agisce
dentro? Poter verbalizzare questo è cinelogia.” (Antonio Meneghetti)

IX CONGRESSO INTERNAZIONALE DI ONTOPSICOLOGIA
Locale: Hotel Cavalieri Hilton - Roma
Tema: “Il Cinema e l’Inconscio”
Data: 9-13 maggio 1982

Viene trattata in ambito scientifico internazionale la metodologia
Cinelogia. Tavole rotonde sui film sono condotte con la partecipazione
di Giancarlo Giannini (attore) e altri esponenti del cinema. Intervennero
per l’occasione, artisti, registi, attori, produttori cinematografici,
sociologi, psicologi, psichiatri.
L’evento permise al Prof. Antonio Meneghetti di analizzare il fenomeno
cinema in tutti i suoi risvolti, sviscerando le profonde motivazioni
delle sue origini rintracciabili nel teatro, analizzando la
personalità degli operatori di cinema, sintetizzatori ed espositori di
quella sensibilità inconscia che attanaglia il nostro secolo. Il fatto
filmico si dimostrò ideale per verificare l’autenticità dell’Io
individuale e le relazioni sociali.
Assumendo, quindi, un qualunque film come un prodotto onirico
dell’inconscio collettivo e individuale, si può strumentalizzarlo per
consentire l’interazione riflessa degli spettatori al fine di
evidenziarne le costellazioni subliminali.

venerdì 13 marzo 2009

Cinelogia e ontopsicologia

“In quanto studiosi, siamo di solito impegnati in campi diversi dal mondo del cinema. In un certo senso siamo scissi dagli attori, che sono gli “agenti” di tutti quei fenomeni che “pilotano” l’azione umana, per cui guardare il protagonista nell’evento di un fatto universale può essere visto sotto una falsa luce.

Infatti, ho sempre notato che una cosa è il ruolo – sia di sacerdote, che di magistrato o di attore cinematografico – ben altra cosa è l’uomo, l’individuo. E di solito un attore cinematografico viene conosciuto secondo il cliché, le cui componenti sono tante. Tra queste, è molto importante il pubblico alle cui aspettative gli attori si sforzano di corrispondere.

Analizzando il fatto cinema, in realtà analizziamo il nostro inconscio: non quello dell’attore o del regista, ma quello umano in generale, di cui loro sono soltanto gli espositori”

Antonio Meneghetti, atti del IX Congresso Internazionale di Ontopsicologia svoltosi a Roma dal 9 al 13 maggio 1982

venerdì 16 gennaio 2009

Psicologia e comunicazione

"Il secolo che si è da poco chiuso alle nostre spalle ha evidenziato, come ultima tendenza, nella
diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, la nuova frontiera dell’evoluzione del linguaggio.
Oggi siamo di fronte ad un nuovo spaccato dell’universo. Come sarà l’evoluzione della
comunicazione così sarà l’umano.
Entrando nel Terzo Millennio ci rendiamo conto che la tecnologia sta progressivamente prendendo il sopravvento sull’intuizione e sulla creatività umana. E’ indispensabile “la conoscenza e l’uso di una scienza umanistica capace di rintracciare l’essenza dell’uomo, recuperarne il senso e guidarlo razionalmente all’autocomprensione e all’autorealizzazione”(1).
(1) Antonio Meneghetti, La Cinelogia – Cinema e inconscio – Psicologica Editrice 2000, Roma
E' uscita la nuova edizione del libro dal titolo La Cinelogia ontopsicologica - Psicologica Editrice 2008, Roma

lunedì 12 gennaio 2009

la cinelogia

La cinelogia è uno degli strumenti formativi che viene utilizzato dalla scienza ontopsicologica. È l’analisi delle dinamiche emotive attivate nello spettatore dall'impressione o contatto di immagini in scorrimento durante la proiezione di un film.
La cinelogia è basata proprio sulla reazione dei processi emotivi dello spettatore di fronte alle immagini proiettate. Esiste in ogni persona una forma di selezione che lo porta a scegliere l'esposizione di un certo tipo di comunicazione anziché un'altra.
Partendo da questo presupposto l'applicazione della cinelogia ontopsicologica rappresenta un passaggio per incentivare e testare negli spettatori la capacità critica circa l'esistenza individuale, attraverso l'analisi dell'esistenza dei protagonisti del film, cioè capire se l'esistenza dei protagonisti è strutturata in modo vincente e funzionale o in modo perdente (e perché) in riferimento esclusivo alla riuscita sociale, economica, politica ed esistenziale.
La cinelogia nasce dalla constatazione che tutta la conoscenza dell'individuo è basata sul meccanismo della proiezione: la realtà è in un modo, ma lo spettatore la registra e la vive secondo i propri modelli mentali. Di fatto raramente la coscienza coincide con il reale oggettivo, con conseguente sottrazione di funzionalità operativa per il soggetto.
Attraverso la cinelogia lo spettatore prende coscienza del proprio mondo interiore e della propria emozione e trova quindi un metro di confronto per rilevare sé a se stesso.