sabato 13 ottobre 2012

L’uomo tra cinema e comunicazione


La prof.ssa Gladys Pinto Celedon dell’Università di Santiago (Cile) parla della “vocazione cinematica” dell’uomo come presente sin dagli albori della sua storia. Tale vocazione si è naturalmente evoluta insieme alla storia dell’uomo e alle sue scoperte scientifiche e tecnologiche. “Con lo scorrere dei secoli, assistiamo all’aumento dello sforzo intelligente, perseverante e sensibile di numerosi scienziati, filosofi, artisti e tecnici che apportano diverse teorie e invenzioni, cercando di ottenere una macchina che, più della fotografia, sia in grado di captare e riprodurre fedelmente l’immagine viva dell’uomo e del suo ambiente”.
Secondo lo specialista Marshall McLuhan, “il bambino di oggi cresce in modo assurdo poiché vive due mondi paralleli e nessuno di questi lo incentiva a crescere”. Si riferisce al condizionamento dei mezzi di comunicazione sociale e all’educazione tradizionale, e all’urgente necessità di conciliarli in nuovi procedimenti e metodologie che favoriscano il libero discernimento.
In questo contesto, è interessante la visione ontopsicologica su tutto ciò che è il mondo del cinema così come su quello della memetica. Antonio Meneghetti attribuisce a questi temi una importanza tale da dedicarvi due Congressi Internazionali di Ontopsicologia (“Il cinema e l’inconscio” – Roma 1982 e “Ontopsicologia e memetica” – Milano 2002). Gli Atti di tali congressi sono consultabili, per quanto riguarda quello del 1982, sul libro “Cinelogia ontopsicologica” (Ontopsicologia Editrice., Roma 2008, VII ed.), per quello del 2002, sul libro “Ontopsicologia e memetica” (Ontopsicologia Editrice, Roma 2003).

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