venerdì 5 ottobre 2012
Cinelogia ontopsicologica
Al Palazzo dei Congressi di Roma dal 5 all’8 dicembre si è tenuta la settima edizione della Fiera del Libro “Più libri, più liberi”, promossa dall’Associazione Italiana Editori, con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lazio, della Provincia, del Comune e della Camera di Commercio di Roma. Numerosi sono stati gli espositori che hanno preso parte alla manife-stazione, così come numerosi sono stati i convegni, gli incontri e le presentazioni organizzate da autori e case editrici tra le quali quella organizzata dalla Psicologica Editrice , presente anche con un proprio stand. All’interno di questo contesto, il 7 dicembre nella sala Rubino del Palazzo dei Congressi, si è tenuta la presentazione del testo Cinelogia ontopsicologica del prof. Antonio Meneghetti . “Oggi il numero delle presenze parla da sé – ha commentato il prof. Paolo De Nardis in apertura del suo intervento salutando gli oltre 90 presenti in sala – vi ringrazio per essere intervenuti così numerosi di domenica pomeriggio e alla vigilia di un giorno di festa. Mi fa molto piacere essere qui a presentare questo libro – tiene inoltre a precisare il prof. De Nardis che per la settima edizione ha collaborato curandone la prefazione – ci troviamo di fronte ad un testo che è un vero best seller”. “Una collaborazione attiva già nel 2005 – continua De Nardis, direttore della Cattedra di Sociologia, Corso Avanzato e presidente CATTID dell’Università La Sapienza di Roma – quando presso la sala congressi della Facoltà di Sociologia de La Sapienza si tenne il convegno dal titolo La Cinelogia: Il Cinema e l’Inconscio. Sullo stesso tema, dall’anno seguente ho voluto istituire e promuovere, all’interno della Facoltà di Sociologia, il corso dal titolo Cinelogia. Cinema e Inconscio di cui da allora il volume è testo base ed oggetto di studio.” In sala sono presenti diversi giovani tra i quali anche molti partecipanti ai corsi di Cinelogia de La Sapienza che, spiega De Nardis, sono interdisciplinari, frequentati da studenti delle facoltà di sociologia, scienze della comunicazione, lettere e filosofia, scienze dello spettacolo e scienze umanistiche. A riguardo commenta “mi auguro di poter proporre a lungo questo corso che risulta sempre più frequentato, molto più delle altre lezioni universitarie dove, invece, si contano sempre pochi studenti”. Un risultato ancora più significativo dal momento che ci troviamo in un paese caratterizzato da forti ritardi istituzionali: “Ma questo aspetto lo abbiamo commentato più volte insieme ad Antonio Meneghetti . In Italia quando il ritardo nell’istituzionalizzazione si fa eccessivo è buon segno, vuol dire che si è sulla strada giusta”. Il tema è caro a De Nardis così come l’aver trovato la strada per unire le tre radici che ritiene fondamentali: cinema, sociologia e psicologia. L’impostazione di Antonio Meneghetti – entra poi nel vivo della presentazione – è fortemente agganciata alla socioanalisi. Spiega quindi che ciò che lo ha sempre impressionato e colpito dell’analisi fatta con lo strumento della Cinelogia è, non soltanto la capacità di arrivare alle problematiche dei nostri giorni, ma il fatto di farlo in maniera puntualmente rivisitata a seconda delle generazioni, delle classi sociali, dei generi. Il libro spiega la tecnica, gli strumenti per poter empiricamente entrare e calarsi nelle categorie di inconscio individuale e inconscio collettivo attraverso l’elaborazione del verosimile filmico. È una tecnica linguistica – precisa – che viene adottata per spiegare, secondo l’impostazione dell’Onto-psicologia applicata al cinema, le diverse situazioni, le contraddizioni, i dubbi e i chiaro scuri della società. A quei tanti studenti in sala si rivolge quando dei sistemi sociali denuncia la tendenza a mantenere i giovani in una situazione di tutela permanente con il ricatto del “non ti preoccupare, fidati di me”. Ed è sempre a loro che si rivolge però sottolineando che la società è composta da tutti noi, ha una sua nascita, un ciclo di vita e una morte, ma può anche essere cambiata. Tra i presenti, non tra gli studenti che hanno già sperimentato nel corso – albeggia un’ipotesi: che serva anche questo alla tecnica cinelogica? “Vedendo un film proiettiamo noi stessi, riusciamo a proiettarci in un’emozione, in un personaggio, in uno stato d’animo”, vale a dire che ognuno riesce a rispecchiare se stesso o la società in cui vive in ciò che viene espresso dal dettato filmico, “allora, cosa faremmo se ci trovassimo in quella situazione, in quel momento?” Il tempo a disposizione non è molto, ma De Nardis ha già toccato i punti essenziali quando è ora di portare al termine la presentazione, “è proprio nella prospettiva di questo cambiamento e quindi col coraggio di guardare al futuro, che siamo qui a riflettere su questo volume che si presenta monumentale, così come monumentale è la produzione di Antonio Meneghetti ”, e chiudendo ribadisce, “è un tema a me troppo caro per il quale mi batterò tantissimo e che si condensa semplicemente in poche parole: come raccogliere la sfida del futuro”.
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