martedì 9 ottobre 2012

Cinelogia e monitor di deflessione secondo l'Ontopsicologia di Antonio Meneghetti

Negli ultimi anni si assiste ad un proliferare di film che narrano di figure e di storie fantascientifiche, fantastiche e mitologiche. Nell’ottica della cinelogia ontopsicologica, che strumentalizza le immagini filmiche per provocare una esposizione dell’inconscio umano, la fantascienza, al pari della mitologia e del fantasy, è uno dei generi che più si prestano alla comprensione dell’inconscio, di quella parte di noi che ci portiamo dentro, che non conosciamo, ma che condiziona le nostre scelte e le nostre azioni. In particolare, l’analisi ontopsicologica di questo genere cinematografico – e letterario – lo qualifica come esposizione diretta ed immediata (un’esposizione che non ha bisogno di mediazioni perché tanto si tratta di fantascienza e di fantasia!) di quel Super-io che vive e convive dentro ciascuno di noi e che ci gestisce a nostra insaputa secondo un copione che è sempre fisso e ripetitivo. Non a caso, nelle storie di fantascienza, malgrado si tratti di prodotti della fantasia – che per definizione dovrebbe essere libera dal condizionamento di stereotipi morali e sociali – di fatto si ritrovano sempre le stesse immagini e gli stessi contenuti ripetitivi, c’è sempre quel mostro, quell’entità o quella tecnologia avanzatissima che immette paura ed angoscia.