domenica 14 ottobre 2012

Antonio Meneghetti: le ricerche

Il problema dal quale Antonio Meneghetti ha iniziato la sua ricerca è questo: trovare quel primo che attiva la fenomenologia esistenziale.
“Noi, con poco più di venti lettere, formalizziamo qualsiasi discorso logico, grammaticale, di senso scientifico, socio-politico, creativo, teologico, all’infinito possibile del divenire umano. Le lettere sono delle riduzioni elementari per una costruzione di senso universale del nostro sistema logico-linguistico. Quando dico logico-linguistico intendo non soltanto la formalizzazione di una parola, di un’immagine, ma tutto. Logica non è soltanto una questione di retorica, ma è anche qualcosa di semplice che consente di organizzare insiemi complessi.
Quando un grande fisico intercetta una formula, questa è il decantato di una immagine, la quale – incardinata su uno spazio materico – attiva conseguenze.
Tutti gli organigrammi del nostro organismo sono preceduti da immagini e formule. Quando visiono un sogno, colgo l’organigramma che l’inconscio o il complesso – quindi una zona non prevista dall’Io logico cosciente – ha fissato e prestabilito.
C’è un preciso momento, dall’essere al divenire, in cui si starterizza l’alfabeto. Questo si può anche costruire, ma una volta inventato e applicato, è inesorabile storia.” (Antonio Meneghetti fondatore dell'Ontopsicologia)

sabato 13 ottobre 2012

L’uomo tra cinema e comunicazione


La prof.ssa Gladys Pinto Celedon dell’Università di Santiago (Cile) parla della “vocazione cinematica” dell’uomo come presente sin dagli albori della sua storia. Tale vocazione si è naturalmente evoluta insieme alla storia dell’uomo e alle sue scoperte scientifiche e tecnologiche. “Con lo scorrere dei secoli, assistiamo all’aumento dello sforzo intelligente, perseverante e sensibile di numerosi scienziati, filosofi, artisti e tecnici che apportano diverse teorie e invenzioni, cercando di ottenere una macchina che, più della fotografia, sia in grado di captare e riprodurre fedelmente l’immagine viva dell’uomo e del suo ambiente”.
Secondo lo specialista Marshall McLuhan, “il bambino di oggi cresce in modo assurdo poiché vive due mondi paralleli e nessuno di questi lo incentiva a crescere”. Si riferisce al condizionamento dei mezzi di comunicazione sociale e all’educazione tradizionale, e all’urgente necessità di conciliarli in nuovi procedimenti e metodologie che favoriscano il libero discernimento.
In questo contesto, è interessante la visione ontopsicologica su tutto ciò che è il mondo del cinema così come su quello della memetica. Antonio Meneghetti attribuisce a questi temi una importanza tale da dedicarvi due Congressi Internazionali di Ontopsicologia (“Il cinema e l’inconscio” – Roma 1982 e “Ontopsicologia e memetica” – Milano 2002). Gli Atti di tali congressi sono consultabili, per quanto riguarda quello del 1982, sul libro “Cinelogia ontopsicologica” (Ontopsicologia Editrice., Roma 2008, VII ed.), per quello del 2002, sul libro “Ontopsicologia e memetica” (Ontopsicologia Editrice, Roma 2003).

martedì 9 ottobre 2012

Cinelogia e monitor di deflessione secondo l'Ontopsicologia di Antonio Meneghetti

Negli ultimi anni si assiste ad un proliferare di film che narrano di figure e di storie fantascientifiche, fantastiche e mitologiche. Nell’ottica della cinelogia ontopsicologica, che strumentalizza le immagini filmiche per provocare una esposizione dell’inconscio umano, la fantascienza, al pari della mitologia e del fantasy, è uno dei generi che più si prestano alla comprensione dell’inconscio, di quella parte di noi che ci portiamo dentro, che non conosciamo, ma che condiziona le nostre scelte e le nostre azioni. In particolare, l’analisi ontopsicologica di questo genere cinematografico – e letterario – lo qualifica come esposizione diretta ed immediata (un’esposizione che non ha bisogno di mediazioni perché tanto si tratta di fantascienza e di fantasia!) di quel Super-io che vive e convive dentro ciascuno di noi e che ci gestisce a nostra insaputa secondo un copione che è sempre fisso e ripetitivo. Non a caso, nelle storie di fantascienza, malgrado si tratti di prodotti della fantasia – che per definizione dovrebbe essere libera dal condizionamento di stereotipi morali e sociali – di fatto si ritrovano sempre le stesse immagini e gli stessi contenuti ripetitivi, c’è sempre quel mostro, quell’entità o quella tecnologia avanzatissima che immette paura ed angoscia.

venerdì 5 ottobre 2012

Cinelogia ontopsicologica

Al Palazzo dei Congressi di Roma dal 5 all’8 dicembre si è tenuta la settima edizione della Fiera del Libro “Più libri, più liberi”, promossa dall’Associazione Italiana Editori, con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lazio, della Provincia, del Comune e della Camera di Commercio di Roma. Numerosi sono stati gli espositori che hanno preso parte alla manife-stazione, così come numerosi sono stati i convegni, gli incontri e le presentazioni organizzate da autori e case editrici tra le quali quella organizzata dalla Psicologica Editrice , presente anche con un proprio stand. All’interno di questo contesto, il 7 dicembre nella sala Rubino del Palazzo dei Congressi, si è tenuta la presentazione del testo Cinelogia ontopsicologica del prof. Antonio Meneghetti . “Oggi il numero delle presenze parla da sé – ha commentato il prof. Paolo De Nardis in apertura del suo intervento salutando gli oltre 90 presenti in sala – vi ringrazio per essere intervenuti così numerosi di domenica pomeriggio e alla vigilia di un giorno di festa. Mi fa molto piacere essere qui a presentare questo libro – tiene inoltre a precisare il prof. De Nardis che per la settima edizione ha collaborato curandone la prefazione – ci troviamo di fronte ad un testo che è un vero best seller”. “Una collaborazione attiva già nel 2005 – continua De Nardis, direttore della Cattedra di Sociologia, Corso Avanzato e presidente CATTID dell’Università La Sapienza di Roma – quando presso la sala congressi della Facoltà di Sociologia de La Sapienza si tenne il convegno dal titolo La Cinelogia: Il Cinema e l’Inconscio. Sullo stesso tema, dall’anno seguente ho voluto istituire e promuovere, all’interno della Facoltà di Sociologia, il corso dal titolo Cinelogia. Cinema e Inconscio di cui da allora il volume è testo base ed oggetto di studio.” In sala sono presenti diversi giovani tra i quali anche molti partecipanti ai corsi di Cinelogia de La Sapienza che, spiega De Nardis, sono interdisciplinari, frequentati da studenti delle facoltà di sociologia, scienze della comunicazione, lettere e filosofia, scienze dello spettacolo e scienze umanistiche. A riguardo commenta “mi auguro di poter proporre a lungo questo corso che risulta sempre più frequentato, molto più delle altre lezioni universitarie dove, invece, si contano sempre pochi studenti”. Un risultato ancora più significativo dal momento che ci troviamo in un paese caratterizzato da forti ritardi istituzionali: “Ma questo aspetto lo abbiamo commentato più volte insieme ad Antonio Meneghetti . In Italia quando il ritardo nell’istituzionalizzazione si fa eccessivo è buon segno, vuol dire che si è sulla strada giusta”. Il tema è caro a De Nardis così come l’aver trovato la strada per unire le tre radici che ritiene fondamentali: cinema, sociologia e psicologia. L’impostazione di Antonio Meneghetti – entra poi nel vivo della presentazione – è fortemente agganciata alla socioanalisi. Spiega quindi che ciò che lo ha sempre impressionato e colpito dell’analisi fatta con lo strumento della Cinelogia è, non soltanto la capacità di arrivare alle problematiche dei nostri giorni, ma il fatto di farlo in maniera puntualmente rivisitata a seconda delle generazioni, delle classi sociali, dei generi. Il libro spiega la tecnica, gli strumenti per poter empiricamente entrare e calarsi nelle categorie di inconscio individuale e inconscio collettivo attraverso l’elaborazione del verosimile filmico. È una tecnica linguistica – precisa – che viene adottata per spiegare, secondo l’impostazione dell’Onto-psicologia applicata al cinema, le diverse situazioni, le contraddizioni, i dubbi e i chiaro scuri della società. A quei tanti studenti in sala si rivolge quando dei sistemi sociali denuncia la tendenza a mantenere i giovani in una situazione di tutela permanente con il ricatto del “non ti preoccupare, fidati di me”. Ed è sempre a loro che si rivolge però sottolineando che la società è composta da tutti noi, ha una sua nascita, un ciclo di vita e una morte, ma può anche essere cambiata. Tra i presenti, non tra gli studenti che hanno già sperimentato nel corso – albeggia un’ipotesi: che serva anche questo alla tecnica cinelogica? “Vedendo un film proiettiamo noi stessi, riusciamo a proiettarci in un’emozione, in un personaggio, in uno stato d’animo”, vale a dire che ognuno riesce a rispecchiare se stesso o la società in cui vive in ciò che viene espresso dal dettato filmico, “allora, cosa faremmo se ci trovassimo in quella situazione, in quel momento?” Il tempo a disposizione non è molto, ma De Nardis ha già toccato i punti essenziali quando è ora di portare al termine la presentazione, “è proprio nella prospettiva di questo cambiamento e quindi col coraggio di guardare al futuro, che siamo qui a riflettere su questo volume che si presenta monumentale, così come monumentale è la produzione di Antonio Meneghetti ”, e chiudendo ribadisce, “è un tema a me troppo caro per il quale mi batterò tantissimo e che si condensa semplicemente in poche parole: come raccogliere la sfida del futuro”.

Presentazione libro "La Cinelogia ontopsicologica"

In occasione della 7° edizione della Fiera del Libro di Roma "Più libri, più liberi" si svolgerà la Conferenza 'Cinema e Società: Le Nuove Frontiere' con la presentazione della nuova edizione del volume "Cinelogia ontopsicologica', già da alcuni anni testo base e oggetto di studio di un seminario dal titolo 'La Cinelogia: Cinema e Inconscio' attivo presso la I Cattedra di Sociologia corso avanzato, Facoltà di Sociologia dell'Università La Sapienza di Roma.