sabato 13 agosto 2011

SE 'LE DIABLE AU CORPS' PORTA A UCCIDERE E MORIRE

Trasposto in pellicola cinematografica per la prima volta nel 1947, in Francia, con il titolo 'Le diable au corps', anche nella versione filmica il romanzo di Raymond Radiguet 'Il diavolo in corpo' preservò quella peculiarità originaria del racconto caratterizzata da un perenne contrappunto a metà tra incubo e realtà. Un libro e un film, insomma, segnati come è stato scritto - dall'andatura aspra e lucidissima della cronaca di un brutto sogno.

In verità, a rilevare nell'arte in genere e nel cinema in particolare l'espressione di quella stessa realtà inconscia che si verbalizza anche nel cifrato onirico, è stata nel panorama della ricerca internazionale applicata alla psicologia l'Ontopsicologia fondata da Antonio Meneghetti. Alla luce della cinelogia nell'ottica ontopsicologica e dei codici interpretativi forniti al riguardo da questa Scuola, quando il demonio è dentro di te così come il giovanissimo romanziere Radiguet lo consegnò anche ai cineasti di qualche decennio dopo, si attivano una serie di determinismi suicido-omicidi, come inevitabile consumazione di quella stessa istanza complessuale che sta a monte del vissuto biografico dell'autore. Per la cronaca, Radiguet ebbe realmente una relazione, da adolescente, con una donna più avanti negli anni andata in sposa come promesso ad un altro uomo. Realmente quella donna così come nel libro e poi anche nel film morì nel mettere al mondo un figlio. E lo stesso Radiguet, concluso il romanzo, si spense poco più che ventenne colpito da tifo. L'unico 'delitto' che, nella vita e nel libro, Radiguet si astenne dal compiere o immaginare, fu quello di uccide il padre.

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