giovedì 3 febbraio 2011

Il rimosso e la cinelogia

Con il termine “rimosso” Freud intendeva quei desideri, quelle fantasie e quei sentimenti inaccettabili che vengono percepiti dal soggetto come pericolosi e che, pertanto, per autodifesa dell’Io, vengono tenuti fuori dalla sfera della coscienza, anche se rimangono comunque attivi e condizionano la vita dell’individuo. Per far riemergere nella sfera della coscienza questo rimosso, Freud utilizzava la tecnica delle libere associazioni e dell’interpretazione dei sogni: dato un simbolo, un’immagine, attraverso il sogno del soggetto o i suoi discorsi, si cercano le possibili associazioni, per individuare la pulsione primaria che si cela sotto quel simbolo o immagine. Per rilevare quella parte deforme che sottintende tutti i processi razionali del soggetto e che, a sua insaputa, struttura il suo comportamento, la scienza ontopsicologica si avvale, tra l’altro, della tecnica cinelogica (rif. Cinelogia): nel film una scena o un personaggio può far associare allo spettatore personali esperienze o ricordi rimossi, che lo spettatore stesso, grazie all’intervento del conduttore esperto, può verbalizzare e comprendere, con conseguente ampliamento di coscienza. E ciò si realizza perché, innanzi alle immagini in movimento del film, nello spettatore si verifica una attenuazione dell’inibizione dell’Io cosciente e razionale, con conseguente abbassamento delle proprie difese ed esposizione del proprio inconscio. Pertanto, fare cinelogia non significa fare spettacolo o suscitare curiosità, ma entrare dentro l’anima come si opera la vita, recuperandola dai complessi e dalle distonie.