Oggi l’arte è diventata un rifugio, un campo in cui è consentito dare realtà al mondo della fantasia, dell’immagine, dell’irrazionale: in quanto arte, tutto è permesso, anche l’apparente assurdo. Mediante l’arte, l’uomo esprime qualcosa che lo necessita da dentro, anche se poi non lo comprende. In questo campo, la ragione non trova spazio e l’artista indica la verità rimanendone inconscio. Oggi l’arte è quasi sempre esposizione schizofrenica di un malessere, denuncia di un limite; relegandola come campo dell’assurdo, dell’impossibile, dell’inspiegabile, esaltandola come alto valore sociale, non si fa altro che accettare e confermare il limite, anzi, goderne segretamente. Anche il film, come opera d’arte, indica che l’uomo è affidato ad un “perché” inspiegabile.
L’artista, libero da vincoli razionali, esprime questa schizofrenia latente e dà forma ai simboli di una codificazione attraverso segni in negativo che preorientano la coscienza egoica. L’artista – espressione di sensibilità punta nel sociale – rivela questa decadenza dell’umano e la presenza del male nelle sue effettualità.
Anche il cinema è esposizione schizofrenica della vita e, una volta compreso, indica l’errore, il complesso base dell’inconscio umano. L’arte diviene sublimazione esaltata nel e, come tale, esprime ed esalta una filosofia di vita per la morte, facilmente rintracciabile in molti film di successo. È una filosofia che conduce l’accelerazione della fine e che poi la propone come unica possibilità, anzi la più ambita, che si veste di sublime, di alto, di eroico, di spirituale. Sembra che l’uomo ami il segno che lo segna e lo schiavizza a prezzo della sua individualità.
approfondimenti su www.ontopsicologia.org
L’artista, libero da vincoli razionali, esprime questa schizofrenia latente e dà forma ai simboli di una codificazione attraverso segni in negativo che preorientano la coscienza egoica. L’artista – espressione di sensibilità punta nel sociale – rivela questa decadenza dell’umano e la presenza del male nelle sue effettualità.
Anche il cinema è esposizione schizofrenica della vita e, una volta compreso, indica l’errore, il complesso base dell’inconscio umano. L’arte diviene sublimazione esaltata nel e, come tale, esprime ed esalta una filosofia di vita per la morte, facilmente rintracciabile in molti film di successo. È una filosofia che conduce l’accelerazione della fine e che poi la propone come unica possibilità, anzi la più ambita, che si veste di sublime, di alto, di eroico, di spirituale. Sembra che l’uomo ami il segno che lo segna e lo schiavizza a prezzo della sua individualità.
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